Villa Faraldi e la Valle Steria: borghi, olio e sentieri
Tra montagne e mare, una rete di sentieri attraversa borghi in pietra, uliveti secolari, caselle e antichi frantoi.
Villa Faraldi è fra le bellezze paesaggistiche della Liguria, dove la natura si svela attraverso sentieri che si snodano tra montagne e colline a strapiombo sul mare. Nella Valle Steria potrete percorrere cammini che, passo dopo passo, offrono panorami indimenticabili: boschi, antichi uliveti e macchia mediterranea, tra il canto degli uccelli e l’aria limpida.
Itinerari adatti a ogni livello — dalla passeggiata rilassante all’escursione più impegnativa — conducono alla scoperta di borghi, chiese di ogni epoca, gumbi e caselle, simboli della vita contadina e della storia del territorio.
Il nome «Villa Faraldi» ha origini longobarde: una lettura collega «Faraldi» a fara (gruppo) e wald (bosco o terreno), suggerendo un insediamento già nel VI secolo; nel tempo il toponimo evolse da Farawald a Faroald (1695) e Faraudi (1804). Un’altra ipotesi lo ricollega a un cognome longobardo e a Villa Faraldorum, «borgo dei Faraldi». Nel 1797 un regolamento amministrativo unificò i comuni e il prefisso «Villa» va inteso come villaggio, non come dimora signorile: all’epoca si contavano circa 280 abitazioni e 1175 abitanti.
Una particolarità della Valle Steria sono le caselle: piccoli edifici in pietra a secco, senza malta, costruiti nei secoli come riparo durante le attività agro-pastorali. Spesso erano strutture articolate, talvolta su più piani, con il bestiame al piano inferiore e i pastori sopra; molte sono sopravvissute e si incontrano soprattutto in valle e verso il Pizzo d’Evigno.
L’olivicoltura in Liguria affonda le radici nell’età romana; la taggiasca si diffuse dal IV secolo grazie ai monaci di Lérins. Nel 1643 la «caratata» dei terreni mostrò l’olivo come coltura dominante sulla vite. Oggi pochi produttori continuano l’olio extravergine di qualità, testimonianza di una tradizione che ha plasmato paesaggio e frantoi.